13 marzo 2012

PROPRIETA' COLLETTIVE DELLE TERRE E USO COLLETTIVO E CIVICO DELLE STESSE: PROSSIMO TENTATIVO DEL GOVERNO MONTI DI VENDERE LE TERRE DEMANIALI


COMUNICATO/APPELLO scritto da alcune soggettività rurali presenti questi giorni ai blocchi in VALSUSA e letto 3 giorni fa in assemblea

E' PRIORITARIO SALVARE I DIRITTI D'USO COLLETTIVO E CIVICO DELLE TERRE

La maggior parte degli italiani non sanno che esistono questi diritti,che le terre destinate all'uso civico, nel dopoguerra arrivavano a 1/5 del territorio nazionale. Perchè in Italia,dall'antichità fino ai primi anni dell'ultimo dopoguerra, molta della popolazione viveva sulle terre di montagna.

Quindi: per affrancarsi, prima , dalla servitù e dagli eserciti, poi, dal mercato della terra e dalla mezzadria, sono cresciute zone con proprieta' collettiva della terra e governo collettivo attraverso le regole (senza finalità di profitto) e i comunelli.Questo è stato un processo che in alcune zone si è affermato molto,durando ancora adesso.Le regole nel Cadore/ampezzano,le Comunanze nelle Marche, le Partecipanze in Emilia, le Comunalie nell'Appennino Emiliano, le Università Agrarie nel Lazio e nel Centro Italia, gli Usi Civici in Sardegna. 

Ma nel dopoguerra,quando fecero la Costituzione,accanto alla proprietà pubblica e privata, non fu messa la proprietà collettiva,inventando il demanio pubblico e favorendo così l'abbandono. Inoltre, in assenza di comunità e di associazione di abitanti,il bene viene incamerato dai comuni.

Per questo molti comuni non facilitano la vita di queste iniziative sulla terra,financo le inchieste catastali.

Infine oggi,dopo anni di tentativi di appropriazione delle terre collettive,il governo Monti ha deciso di sdemanializzare (cioè rendere vendibile) questo patrimonio che è collettivo.

Pensiamo che per reggere alla crisi occorre basarsi sulla ricchezza sociale, non su quella privata, nè su quella pubblica. Per questo è importante organizzarsi collettivamente per recuperare queste terre e gestirle attraverso pratiche sociali e solidaristiche.Come stanno facendo in Colombia e in altri paesi del Latinoamerica. Rinnovando e rafforzando gli usi civici.

P.S.: Importante fare incontro nazionale a breve per costruire iniziative.

01 marzo 2012

GLI USI CIVICI NON SI POSSONO VENDERE!!!!

Il Direttivo della Consulta Nazionale della Proprietà collettiva, riunito a Roma lo scorso 25 febbraio, ha approvato all’unanimità un accorato appello teso ad evitare che le proprietà collettive vengano vendute e svendute, come sta purtroppo avvenendo in alcuni contesti territoriali, dai Comuni che ne detengono l’amministrazione attraverso una riduttiva ed illegittima interpretazione dell’art. 66 del decreto Salva Italia, che autorizza i Comuni a vendere i beni agricoli ed a vocazione agricola di loro proprietà. Tra questi non possono rientrare, come invece in alcuni casi sta avvenendo, i beni soggetti ad uso civico che sono e continuano ad essere INALIENABILI, INUSUCAPIBILI IMPRESCRITTIBILI e IMMUTABILI nella loro destinazione agrosilvopastorale.
Queste vendite dal punto di vista giuridico si configurano come reati, nei cui confronti l’Autorità Giudiziaria verrà chiamata ad intervenire per accertare le responsabilità dei singoli.
Da parte nostra ci preme anche sottolineare come non si tratti del salvataggio di un relitto storico, ma del rilancio di un istituto vivo, attuale ed utilizzabile anche per nuove esigenze che la nostra società sta esprimendo in questo momento di crisi.
Non si tratta di un patrimonio di scarso e residuale valore, se l’Istat ha recentemente censito una realtà molto diffusa e variegata delle realtà collettive sul territorio nazionale estesa per più di 1.103.000 ettari di terreno (il 4,4% della SAU e l’8,85% della SAT in Italia).
Svendere gli usi civici e le proprietà collettive, nell’attuale fase di sviluppo delle aree rurali, e della montagna in particolare, le cui strategie fanno affidamento essenzialmente nel modello di sviluppo locale e in quello di sviluppo sostenibile, vuole dire impoverire più di quanto non si creda il nostro Paese. Alla proprietà collettiva va riconosciuta infatti la capacità di fare propri anche gli stimoli provenienti dall’esterno della comunità locale a favore della comunità stessa, di trattenerne in loco gli effetti moltiplicativi, di far nascere indotti nella manifattura familiare, artigianale, nella filiera dell’energia delle risorse rinnovabili e nel settore dei servizi.
L’esperienza e le ricerche dimostrano che dove la proprietà collettiva è presente ed opera si riscontra più che altrove il mantenimento delle popolazioni a presidio del territorio (pubblico, collettivo, privato), l’integrazione fra patrimonio civico e famiglie residenti, l’integrazione tra patrimonio civico e imprese locali, la manutenzione del territorio e la conservazione attiva dell’ambiente, la garanzia di un marchio ambientale, la coesione della popolazione e la creazione di comportamenti cooperativi in campo economico, sociale, ambientale.
Proprio oggi quindi la valorizzazione del patrimonio collettivo avrebbe effetti benefici sulla tenuta e sulla ripartenza del nostro sistema economico tanto segnato dalla crisi in atto a costo zero per le pubbliche istituzioni e per la popolazione.
Ci si rivolge al Governo, affinché anche nei decreti che il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali dovrà emettere ai sensi dell’art. 66 del decreto Salva Italia, venga esplicitamente esclusa l’applicabilità di quelle norme alle proprietà collettive ed agli usi civici anche se detenute dalle amministrazioni comunali.
Ci si rivolge al Presidente della Repubblica ed alla Corte Costituzionale, affinché vigili nel rispetto della legge alla luce dei precetti costituzionali posti a tutela delle proprietà collettive.
Ci si rivolge alle Regioni, che mantengono la competenza amministrativa sul tema, affinché vigilino sulla corretta applicazione delle norme a presidio della  proprietà collettiva e degli usi civici.
Ci si rivolge all’Anci, affinché metta al riparo i propri associati da violazioni di legge che comportano responsabilità penali ed amministrative anche gravi.
Ci si rivolge ai Sindaci ed agli amministratori Comunali, affinché tutelino la proprietà collettiva sul proprio territorio ritenendolo un bene che è e deve rimanere di una collettività, nella certezza che questa sia una risorsa di sviluppo non solo per l’immediato ma anche per le generazioni future.
Ci si rivolge infine alle Comunità frazionali, perché rivendico e si riapprioprino, secondo quanto prevede la legge, dei beni che spettano loro come comunità e che non possono essere assoggettati a vendita ed a destinazioni diverse da quelle che la stessa comunità ha deciso e deciderà di dare.
Proprio l’attività della comunità può mettere in guardia le amministrazioni e denunciare gli atti illegittimi già commessi, oltre che rendere tutti consapevoli che le proprietà collettive e gli usi civici sono una risorsa per tutti gli aventi diritto che non può essere venduta a pena di rimanere tutti più poveri, oggi e per il futuro. Ciò deve essere fatto in accordo con le amministrazioni comunali, con il mondo agricolo e con la società civile, nella consapevolezza che dove queste proprietà vengono correttamente gestite, ne trae beneficio un intero territorio inteso come collettività ma anche come sistema economico e sociale.

Il Presidente
Michele Filippini
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Le ragioni di una proposta di legge

Da diversi anni la Consulta Nazionale della Proprietà Collettiva sta lavorando per promuovere l’adozione di una legge statale che stabilisca alcune chiare norme sul fenomeno dei beni collettivi.

Si intende così offrire al legislatore nazionale, regionale e locale, oltre che alla tutela giurisdizionale che ne consegue, una linea guida per affrontare la miriade di particolarissimi nomi, usi e costumi che caratterizzano il fenomeno proprietario collettivo lungo la nostra tanto variegata penisola, dovuti essenzialmente al fatto che il nostro Stato unitario, di cui con onore celebriamo il 150 anno di unità, era stato preceduto per secoli da ducati, regni, e potentati che avevano ognuno a proprio modo disciplinato la materia dei beni collettivi.

La consuetudine che aveva retto queste forme di godimento per secoli è stata quindi nell’età moderna “ristretta” nel diritto positivo con alterne vicende, spesso caratterizzate non dalla volontà di comprenderla e disciplinarla, ma da quella di assoggettarla alla cultura giuridica ufficiale.

Ciò sta avvenendo tutt’oggi, attraverso la sempre più invadente legislazione regionale, che sta assumendo compiti non ammissibili di disciplina del diritto soggettivo che è connaturato alle proprietà collettive e come tale rimane di competenza strettamente statuale.

Non nascondiamo il fatto, peraltro, che già più volte le camere hanno visto presentare disegni di legge finalizzati unicamente a riconoscere e legittimare le tante usurpazioni ed occupazioni che i  beni collettivi hanno subito in questi anni sotto la spinta delle urbanizzazioni civili ed industriali delle campagne e delle zone ambientalmente più pregiate del nostro paese.

Per questo abbiamo chiesto la collaborazione di tanti studiosi del diritto e di cultori della materia, che abbiamo trovato nel Centro studi e Documentazione sui demani civici e le proprietà collettive della Università di Trento magistralmente diretto dal Prof. Pietro Nervi.

Abbiamo chiesto loro di astrarre alcuni principi fondamentali comuni alla variegatissima sequenza di denominazioni e di situazioni che caratterizzano la proprietà collettiva e di ordinarli in un disegno di legge.

Testo della proposta di legge:

Art. 1. Riconoscimento dei dominii collettivi
In attuazione degli artt. 2, 9, 42 comma 2 e 43 della Costituzione, la Repubblica riconosce i domini collettivi, comunque denominati, come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie,
a) soggetto soltanto alla Costituzione
b) dotato di capacità di autonormazione, sia per l’amministrazione soggettiva che oggettiva, sia per l’amministrazione vincolata che discrezionale;
c) dotato di capacità di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale che fa capo alla base territoriale della proprietà collettiva, considerato come comproprietà intergenerazionale;
d) caratterizzato dall’esistenza di una collettività, i cui membri hanno in proprietà terreni, ed insieme esercitano più o meno estesi diritti di godimento, individualmente o collettivamente, su terreni che il comune amministra o la comunità da esso distinta ha in proprietà pubblica o collettiva.
2. Lo statuto, approvato dagli aventi diritto, è titolo qualificativo e ordinamentale del dominio collettivo, anche con specifico riferimento alla personalità giuridica ed alla natura dell’ente.

Art. 2. Competenza dello Stato
1. La Repubblica tutela e valorizza i beni di collettivo godimento in quanto:
a) elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle collettività locali,
b) strumenti primari per assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale,
c) componenti stabili del sistema ambientale,
d) basi territoriali di istituzioni storiche di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale,
e) strutture ecopaesistiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale,
f) fonte di risorse rinnovabili da valorizzare ed utilizzare a beneficio delle collettività locali degli aventi diritto.
2. La repubblica riconosce e tutela i diritti dei cittadini di uso e gestione dei beni di collettivo godimento preesistenti allo Stato Italiano. Le comunioni familiari vigenti nei territori montani continuano a godere e ad amministrare i loro beni in conformità dei rispettivi statuti e consuetudini, riconosciuti dal diritto anteriore.
3. Il diritto di uso civico sulle terre di collettivo godimento si caratterizza per:
a) avere normalmente, e non eccezionalmente, ad oggetto utilità del fondo consistenti in uno sfruttamento di esso;
b) essere riservato ai componenti la comunità dei consorti, salvo diversa decisione dell’ente collettivo.

Note:
L’art.1 del disegno di legge fa emergere le linee di fondo del provvedimento:
- Il riconoscimento dei dominii collettivi, comunque denominati, come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie.
- Il riconoscimento del contenuto del diritto d’uso di avere, normalmente e non eccezionalmente, ad oggetto utilità fondo consistenti in uno sfruttamento di esso e di essere riservato ai cittadini del Comune, o addirittura ad una parte di esso. Ciò determina nel cittadino una situazione giuridica complessa di un interesse individuale avente ad oggetto un uso dei beni conforme allo loro destinazione ed un interesse collettivo alla conservazione della destinazione dei beni.
- Il riconoscimento della capacità di autonormazione dei dominii collettivi facilita pertanto l’esercizio dei diritti: a livello individuale, da cui discendono gli eventi (diritto di accesso in una zona, diritto di prelievo), e a livello collettivo o di amministrazione, da cui discendono le decisioni, vale a dire i diritti di gestione e i diritti di esclusione dall’uso oppure la tacita cooperazione degli individui che utilizzano le risorse nel rispetto di una serie di regole stabilite dall’ente gestore.
Nell’articolo 2 del Disegno di legge il richiamo alle competenza dello Stato delinea i motivi di interesse generale dell’intervento legislativo del Parlamento nazionale (che mira a garantire che le leggi che le Regioni intendessero eventualmente emanare sugli assetti collettivi non possano disconoscere l’idea e i valori della proprietà collettiva):
a) il modo peculiare delle collettività di vivere il rapporto uomo-terra;
b) la disciplina consuetudinaria delle gestione delle terre da parte delle collettività titolari, con il fine della protezione della natura e della salvaguardia dell’ambiente;
c) le moderne attività progettate ed esercitate dalle collettività sulle loro proprietà comuni al fine del mercato.

Cliccare sulle singole immagini per ingrandirle:







24 febbraio 2012

CONVEGNO 29/02/2012 POTENZA: Gli Usi Civici nei network professionali

Dopo il convegno tenutosi a Matera, si svolgerà Mercoledi 29 Febbraio 2012, presso la Sala convegni dell'Hotel GRANDE ALBERGO (Corso 18 Agosto n. 26 - Potenza), con inizio alle ore 9:30, il convegno su LA NUOVA FRONTIERA PROFESSIONALE: SOGNO O REALTA'?, in cui il Presidente del Coordinamento Regionale della Basilicata della Consulta Nazionale della Proprietà Collettiva, geom. Michele Labriola, relazionerà sull'argomento "GLI USI CIVICI NEI NETWORK PROFESSIONALI".

PROGRAMMA CONVEGNO
Ore 9,30 – Iscrizione gratuita dei partecipanti

Ore 10,00 – Saluti:
Dott. Vito Santarsiero – Sindaco di Potenza
Sen. Rosa Mastrosimone – Assessore alla Formazione, Lavoro, Cultura e Sport
Geom. Pasquale Salvatore – Presidente del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Potenza

Presentazione del convegno:
Geom. Nicola Mario Fraccalvieri – La nuova frontiera professionale: Sogno o realtà? – “Nascita
della Nemesis Group”
Geom. Michele Labriola – “Gli usi civici nei network professionali”

Ore 11,15 – Coffee break

Ore 11,45 – Riapertura lavori:
Ing. Luigi Luca De Marco – “L’energy manager nei network”
Ing. Giuseppe Salluce – La nuova frontiera professionale: Sogno o realtà? – “I nuovi orizzonti e la
Vision Nemesis Group”

Ore 13,00 – Conclusione lavori e ringraziamenti








18 febbraio 2012

Gli Usi Civici nei network professionali

Si svolgerà Giovedì 23 Febbraio 2012, presso la Sala congressi dell'Hotel Nazionale (Via Nazionale n. 158 - Matera), con inizio alle ore 9:30, il convegno su LA NUOVA FRONTIERA PROFESSIONALE: SOGNO O REALTA'?, in cui il Presidente del Coordinamento Regionale della Basilicata della Consulta Nazionale della Proprietà Collettiva, geom. Michele Labriola, relazionerà sull'argomento "GLI USI CIVICI NEI NETWORK PROFESSIONALI".


PROGRAMMA CONVEGNO

Ore 9,30 – Iscrizione gratuita dei partecipanti

Ore 10,00 – Saluti:
Sen. Salvatore Adduce – Sindaco di Matera
Dr. Roberto Cifarelli – Capo Gabinetto del Comune di Matera
Ass. Sergio Cappella – Assessore alla mobilità e sicurezza del Comune di Matera
Dr. Agatino Mancuso – Assessore all’ambiente della Regione Basilicata
Geom. Giovanni Cotrufo – Presidente del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Matera

Presentazione del convegno:
Geom. Nicola Mario Fraccalvieri – La nuova frontiera professionale: Sogno o realtà? – “Nascita della Nemesis Group”
Geom. Michele Labriola – “Gli usi civici nei network professionali


Ore 11,15 – Coffee break

Ore 11,40 – Riapertura lavori:
P.I. Angelo Maragno – MDF VERIFICHE s.a.s. – “Le verifiche degli impianti e il potere del network”
Ing. Luigi Luca De Marco – “L’energy manager nei network”
Ing. Giuseppe Salluce – La nuova frontiera professionale: Sogno o realtà? – “I nuovi orizzonti e la Vision Nemesis Group”

Ore 13,00 – Conclusione lavori e ringraziamenti.