Resta la semplificazione sul mutamento di destinazione, ma non si può cancellare il vincolo paesaggistico
Al tempo stesso, la Corte ha confermato che resta valida la semplificazione: per le reti TLC ad alta velocità non è più necessaria l’autorizzazione regionale al mutamento di destinazione d’uso prevista dall’art. 12 l. 1766/1927.
In altre parole: si può semplificare, ma non si può sacrificare il paesaggio.
Il valore ambientale degli usi civici: un presidio costituzionale
La sentenza ricorda che:
le aree gravate da usi civici sono beni paesaggistici ex lege (art. 142, co. 1, lett. h, d.lgs. 42/2004);
la loro funzione ambientale è riconosciuta dal legislatore e dalla giurisprudenza costituzionale da oltre quarant’anni;
la tutela del paesaggio e dell’ambiente è un interesse unitario della collettività nazionale, che si intreccia con la natura dei beni civici come patrimonio delle comunità locali e delle generazioni future.
Gli usi civici, dunque, non sono un ostacolo allo sviluppo, ma un limite costituzionale che garantisce che lo sviluppo avvenga nel rispetto del territorio.
La parte della norma dichiarata incostituzionale
La Corte ha bocciato la disposizione che prevedeva, in modo automatico e generalizzato, che non si applicasse il vincolo paesaggistico per:
installazione di infrastrutture TLC (artt. 44, 45, 46, 47, 49 d.lgs. 259/2003);
interventi di potenziamento, funzionamento e continuità dei servizi di telecomunicazione.
Secondo la Corte, questa deroga:
eliminava del tutto la tutela del paesaggio, sostituendola con una prevalenza automatica dell’interesse tecnologico;
impediva qualsiasi valutazione caso per caso da parte delle autorità preposte alla tutela paesaggistica;
violava l’art. 9 Cost., perché la semplificazione non può tradursi nella negazione in radice delle garanzie ambientali.
La frase chiave della sentenza è cristallina:
«Semplificare non può condurre alla negazione in radice di ogni garanzia di tutela ambientale.»(Corte Cost., n. 121/2026, § 17.5-17.6)
La parte della norma che resta valida: niente autorizzazione ex art. 12 l. 1766/1927
La Corte ha invece confermato la legittimità della semplificazione che elimina l’obbligo di richiedere l’autorizzazione regionale al mutamento di destinazione d’uso per le infrastrutture TLC ad alta velocità.
Perché?
Il mutamento di destinazione non elimina la natura collettiva del bene;
non comporta alienazione, ma solo un diverso uso temporaneo;
può rappresentare un beneficio per la collettività, in linea con l’art. 41 r.d. 332/1928;
è coerente con l’evoluzione della funzione dei beni civici, che deve essere dinamica, non “statica”.
La Corte riconosce che la digitalizzazione è un interesse pubblico rilevante, e che la semplificazione può essere giustificata purché non intacchi la tutela ambientale.
Il punto decisivo: il paesaggio non è negoziabile
Il vincolo:
non impedisce la realizzazione delle infrastrutture;
impone una valutazione proporzionata e contestuale;
garantisce che ogni intervento sia compatibile con la forma del territorio e con i valori ambientali che gli usi civici custodiscono.
La semplificazione amministrativa può ridurre passaggi, ma non può cancellare la tutela paesaggistica.
Perché questa sentenza è importante per i tecnici demaniali e per le comunità locali
Riafferma il ruolo ambientale dei beni civici, oggi più attuale che mai.
Impedisce che la digitalizzazione diventi una “scorciatoia” per aggirare il paesaggio.
Conserva una semplificazione utile, ma entro limiti costituzionali chiari.
Ribadisce la necessità di una riforma organica degli usi civici, che la Corte sollecita da anni.
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